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Body Count
MessaggioInviato: Lun Maggio 12, 2008 4:56 pm Rispondi con citazione
Draco
Padre fondatore
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Iscritto: 19 Maggio 2005
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Località di residenza: ~City Morgue~ 330 W. 7TH AVE.




Domenica scorsa, ascoltando un'intervista a Gino Strada, fondatore di Emergency, che e' recentemente tornata all'opera in Iraq (gli ospedali erano stati chiusi per la vicenda di Ramatullah) stavo pensando a quanto fossero "fortunati" i pazienti di quell'ospedale.
Bambini, donne e uomini iracheni che sono comunque e in qualche maniera sopravvissuti alle mine antiuomo, agli assalti, agli attentati.

Ci sono invece migliaia di persone che non ce l'hanno fatta, e non sono solo militari americani, alleati o guerriglieri iracheni.

iraqbodycount.org tiene il conto documentato delle morti civili dall'inizio della guerra (2003) calcolando con una forchetta 83,521 – 91,094 in cui il dato piu' basso e' quello di cui hanno pluralita' di informazioni e il piu' alto con informazioni singole.
Probabilmente il dato piu' alto e' comunque piu' basso del dato effettivo e questo fa pensare... in quanto andrebbero aggiunti almeno 4074 morti attestati dal governo USA (militari) e le centinaia di vittime dei militari alleati.

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MessaggioInviato: Mer Maggio 14, 2008 9:55 pm Rispondi con citazione
Gingko
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Un abaco con i cadaveri appesi al posto delle palline. E tutto questa maestosità di carne conteggiata, rinnova l' alchimia della quantità che diviene qualità. Dovrebbe impressionare?

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"La noia è la fertile madre di ogni più elevata espressione del tipo uomo"
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MessaggioInviato: Mer Maggio 14, 2008 10:57 pm Rispondi con citazione
Draco
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Gingko ha scritto:
Un abaco con i cadaveri appesi al posto delle palline. E tutto questa maestosità di carne conteggiata, rinnova l' alchimia della quantità che diviene qualità. Dovrebbe impressionare?


Non impressiona l'abaco o come sarebbe piu' appropriato chiamarlo in questo caso, il pallottoliere.
Impressiona il fatto che ad ogni numero corrisponda un nome.
Finquando ci dicono al telegiornale che sono morti tot iracheni siamo subito pronti a cambiare canale e sintonizzarci sui cartoni animati.
Ma quando a ogni numero di quel tot corrisponde un nome, un'eta', un mestiere, questo impressiona.
Il fatto che ogni giorno muoiono studenti, professori universitari, avvocati, dottori, vigili urbani... persone come quelle che siamo abituati a vedere ogni giorno sui nostri percorsi quotidiani... questo, credo proprio che dovrebbe impressionare.

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MessaggioInviato: Gio Maggio 15, 2008 8:03 pm Rispondi con citazione
buzz
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Draco ha scritto:
Gingko ha scritto:
Un abaco con i cadaveri appesi al posto delle palline. E tutto questa maestosità di carne conteggiata, rinnova l' alchimia della quantità che diviene qualità. Dovrebbe impressionare?


Non impressiona l'abaco o come sarebbe piu' appropriato chiamarlo in questo caso, il pallottoliere.
Impressiona il fatto che ad ogni numero corrisponda un nome.
Finquando ci dicono al telegiornale che sono morti tot iracheni siamo subito pronti a cambiare canale e sintonizzarci sui cartoni animati.
Ma quando a ogni numero di quel tot corrisponde un nome, un'eta', un mestiere, questo impressiona.
Il fatto che ogni giorno muoiono studenti, professori universitari, avvocati, dottori, vigili urbani... persone come quelle che siamo abituati a vedere ogni giorno sui nostri percorsi quotidiani... questo, credo proprio che dovrebbe impressionare.


Non è tanto il fatto che siano "studenti, professori universitari, avvocati,ecc." ad impressionare: l'umanità nasce e muore ad ogni istante. Ciò che impressiona è la causa della loro morte. Non malattie, catastrofi naturali, e in generale tutto ciò che è incontrollabile o non voluto. Qui la causa precipua è l'intenzionalità umana. Queste sono morti che sollevano indignazione non contro il fato, l'universo, un dio. Sollevano indignazione e rabbia nei confronti dell'uomo rimasto bruto.
Certo, non è detto che impressioni tutti. Certo, è davvero che facile che le notizie lontane lontane date dallo speaker televisivo non ci tocchino affatto. Come potrebbero? A stento si riesce a crederci. Ed è fondamentale crederci per potersi calare nella vicenda di cui veniamo informati. Ritengo che l'immedesimazione (non necessariamente nelle "vittime" della situazione) sia necessaria per "sentire la notizia" sinceramente, e di conseguenza reagire in modo consapevole e non per abitudine mutuata dall'esterno. Per inciso, è nella natura delle cose che anche la reazione interna sia in gran parte, se non per tutto, mutuata dall'esterno, ma questo non riguarda il nostro discorso ed è opinabile.
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MessaggioInviato: Lun Maggio 19, 2008 4:44 pm Rispondi con citazione
Mack
Padre fondatore
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Iscritto: 19 Maggio 2005
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Località di residenza: Nettuno




perchè non fare un body count per questo genere di morti?

http://www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=56582&rubrica=2

questa mette davvero impressione...

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MessaggioInviato: Lun Maggio 19, 2008 6:58 pm Rispondi con citazione
ermes*
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Messaggi: 916
Località di residenza: o' paese doo Cacchione




Mack ha scritto:
perchè non fare un body count per questo genere di morti?

http://www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=56582&rubrica=2

questa mette davvero impressione...


E' immaginabile morte più stupida di questa?

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What's another word for Thesaurus?
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MessaggioInviato: Lun Maggio 19, 2008 9:49 pm Rispondi con citazione
Gingko
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L' intenzionalità della guerra non vive in un universo parallelo rispetto alla necessità naturale e al fato. Sta a noi bambini dalla morbida pelle renderci conto che è così.

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MessaggioInviato: Lun Maggio 19, 2008 10:31 pm Rispondi con citazione
Draco
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Mack ha scritto:
perchè non fare un body count per questo genere di morti?

http://www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=56582&rubrica=2

questa mette davvero impressione...


Non c'erano tipo i Darwin awards?

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MessaggioInviato: Mar Maggio 20, 2008 8:39 pm Rispondi con citazione
buzz
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Gingko ha scritto:
L' intenzionalità della guerra non vive in un universo parallelo rispetto alla necessità naturale e al fato. Sta a noi bambini dalla morbida pelle renderci conto che è così.

Che la "necessità" sociale stia su un piano diverso da quella naturale, a me pare davvero evidente. E sono sicuro che lo è anche per te. La guerra è debellabile, e non importa che sia lo stesso complesso organismo belligerante a dirmi che la guerra sia un "male da debellare". So di poter scegliere continuamente, e ciò che scelgo influisce sull'esterno. Gioco con la mia coscienza e con la mia volontà, e mi strapiace.
Ho scelto di considerare la guerra un avvenimento fantastico da leggere solo sui libri di storia, per quanto mi riguarda. Se ho la possibilità di impedirne una, lo farò. Altri preferiscono far spallucce: "roba che esiste da quando esiste il genere umano". Mah, tesi poco convincente. Il genere umano (che cos'è del resto?) non aveva mai vissuto l'industrializzazione di massa e il progresso tecnologico.
Ciò non toglie che sono pronto ad accettare tutto quello che mi capita sotto il naso; mantengo saldo, però, il mio potere di assegnare valori agli eventi.
Rifiuto lo scenario del meccanismo inanimato e dello spirito rappreso.
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MessaggioInviato: Mer Maggio 21, 2008 7:22 pm Rispondi con citazione
Gingko
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Messaggi: 707




Antropomorfismi, vitalismi ed entusiasmi ("sacco", "strapiace", "spirito rappreso"), argomentazioni negative ("molti...", i pessimi "...preferiscono...), ovvietà ("evidente"), ingenuità ("ciò che scelgo influisce sull' esterno") e superficialità ("poter assegnare valori agli eventi"), si infrangono sulla visione del mondo come caos, fato, necessità, guerra. (Non necessariamente la mia, la "necessità" è stata tirata in ballo da altri). Ciò non solleva da alcuna responsabilità, conquista e riconquista; non annichilisce il poter "scegliere" o "decidere". Semplicemente in una tale prospettiva, l' uomo non gioca, ma è giocato dal fato. E' il celebre uomo osservato dall' abisso. Non assegna valori, come se si trovasse "di fronte" ad una realtà (per quanto da "interpretare" e non preconfezionata). L' uomo "è assegnato" da questa necessità. Superfluo sarebbe poi specificare che tale visione appaga gli animi inpazienti tanto quanto quella vitalistica: il mondo come necessità non è affatto meccanismo algoritmico, ma nulla è più affine ad essa che il caos, ci dicono i greci. Necessità non è eterna ripetizione dello stesso. Ma durezza e compattezza impenetrabile degli eventi che piombano in questo mondo.

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MessaggioInviato: Mer Maggio 21, 2008 8:18 pm Rispondi con citazione
buzz
Diplomato
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Hai quadrato il cerchio.
Dubbi:
-come può l'uomo sentirsi responsabile, se però ammette di "essere giocato dal fato", se è convinto di essere "assegnato da questa necessità"/realtà?


-come questa visione "non annichilisce il poter "scegliere" o "decidere", se si parte dal presupposto che l'uomo "Non assegna valori"?
si può scegliere senza usare criteri/valori?
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MessaggioInviato: Sab Maggio 24, 2008 1:00 pm Rispondi con citazione
Gingko
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Arrivando a concepirsi e a concepire la libertà della stessa pasta del fato-necessità. Di nuovo, considero utile la sentenza nietzschiana sull' uomo che finisce per sentirsi osservato dall' abisso che osserva. E' quello un momento in cui si ha un presentimento dell' intima connessione tra la sfera della soggettività ritagliata con sforzo, travaglio, dal mondo, e il mondo stesso.
Certo tutto questo preclude una "libertà" ed una possibilità di scelta intesa in senso forte, tradizionale, quella del soggetto stabile che ha di fronte a se un ventaglio opzionale in cui si può muovere, o da imparare a distinguere.
Ma la responsabilità si può salvare nel momeno in cui il decidere passa per una concezione del sè come filtro precario per la necessità, una sorta di forma mobile attraverso cui l' informe necessità scorre. Si tratta di dar forma a questa corrente impetuosa che ci attraversa, di dargli una forma senza pretendere di imporgli una direzione, un senso (di marcia).

Tutto ciò comunque, e mi scuso, è sensibilmente off topic. Volevo solo mostrare incidentalmente il mio rifiuto della distinzione netta tra "intenzionalità umana" e "necessità" naturale, e mostrare come ci possa essere una prospettiva da cui l' umanità appaia sempre meno intenzionale, e la natura sempre meno "necessaria".
Nè tantomeno era mia intenzione ridurre vite a palline su un abaco. Respingo però le forme di comprensione della vita istituite da fallimentari operazioni quali il conteggio dei cadaveri. E ne mettevo in discussione la legittimità della sua discutibile efficacia emotiva. Questo è il grandioso, in fondo. Ed il grandioso è un approccio alla realtà che lascio serenamente a chi ha bisogno di essere stupito con fuochi d' artificio.

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Traduzione italiana V.12c a cura di phpBB2.it
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